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Responsible investing

Investire nelle soluzioni climatiche

Sarah Wilson
Managing Director, Head of Climate Center of Excellence, Nuveen
Andre Shepley
Senior Director, Nuveen Responsible Investing
Moderno edificio a torre con alberi e piante rigogliose che crescono su diversi balconi.

Un quadro di riferimento per tracciare il percorso dal capitale ai risultati

Le soluzioni di investimento climatico stanno evolvendo da un’attività incentrata sulle emissioni a una disciplina orientata ai risultati. Tuttavia, questo cambiamento lascia molti investitori istituzionali privi di un quadro chiaro dei risultati climatici generati complessivamente dal capitale all’interno dei loro portafogli. Il presente documento introduce il Climate Solutions Framework di Nuveen, uno strumento per mappare gli investimenti allineati al clima lungo tre dimensioni: il tipo di contributo dell’investitore (capitale di segnalazione, di espansione o di innovazione), il tipo di soluzione (sostituti, facilitatori, rimozioni o adattamento) e l’area geografica in cui il capitale viene impiegato.

Per illustrare il quadro di riferimento, lo applichiamo alla piattaforma di investimento di Nuveen, mostrando come il capitale istituzionale sia oggi distribuito tra le diverse soluzioni climatiche. Se considerate a livello di portafoglio complessivo, anziché mandato per mandato, le soluzioni climatiche possono essere gestite in modo intenzionale e articolate in una strategia coerente. La stessa analisi può essere applicata ai portafogli di altre istituzioni.

Lo stato delle cose

Il passaggio a un approccio incentrato sulle soluzioni

Per gran parte dell’ultimo decennio, gli investimenti climatici si sono articolati principalmente attorno a due attività: la decarbonizzazione e l’allocazione tematica. La prima riduceva le emissioni del portafoglio attraverso la selezione degli investimenti, comprese le esclusioni, o l’engagement; la seconda creava esposizione a settori verdi o puliti. Sebbene entrambe mantengano il loro valore, il sistema di rendicontazione sviluppatosi attorno ad esse, come le metriche sull’impronta di carbonio e la rendicontazione dei rischi allineata alla Task Force on Climate-related Financial Disclosures, è stato concepito per misurare le emissioni piuttosto che i risultati.

L’attenzione si sta ora spostando verso i risultati, man mano che le soluzioni climatiche passano dall’essere una componente tematica a diventare una parte più centrale dell’asset allocation strategica. La motivazione originaria a favore della riduzione dell’impronta di carbonio si basava sulla teoria secondo cui, se un numero sufficiente di investitori si fosse allontanato dalle società ad alta intensità di carbonio per orientarsi verso quelle pulite, avrebbe aumentato il costo del finanziamento per le prime e lo avrebbe ridotto per le seconde. Tale divergenza nel costo del capitale avrebbe poi accelerato strutturalmente la transizione.

Grafico a barre sovrapposte che mostra gli investimenti globali nella transizione energetica, suddivisi per categoria, in miliardi di dollari statunitensi dal 2005 al 2025

Più recentemente, tale logica è diventata più difficile da giustificare, poiché gli investitori hanno riconosciuto che molte delle società di servizi pubblici, industriali e del settore dei materiali più penalizzate da uno screening sulle emissioni sono spesso quelle meglio posizionate per sviluppare e implementare soluzioni climatiche. Uno screening progettato per favorire la transizione può finire per allontanare il capitale dalle aziende che la stanno attuando.

Allo stesso tempo, il panorama delle opportunità è diventato più appetibile dal punto di vista degli investimenti (Figura 1). Le tecnologie solari, di accumulo e di elettrificazione hanno raggiunto un punto in cui competono sulla base della propria redditività, e il capitale le ha seguite. Il timore diffuso che la rimozione del sostegno politico statunitense ne avrebbe bloccato la diffusione non si è realizzato: la crescita è proseguita senza sussidi, anche se a un ritmo più lento rispetto a quello che gli incentivi avrebbero prodotto.

Il risultato è un bacino di capitali ampio e in crescita, più mirato rispetto agli impegni per l’azzeramento delle emissioni nette, sebbene ancora vincolato da mandati e limiti di rischio. Per gli investitori con passività a lungo termine e consistenti allocazioni in titoli a reddito fisso, questa combinazione di domanda duratura e opportunità in espansione è particolarmente rilevante, poiché amplia la gamma di soluzioni climatiche disponibili senza uscire dai consueti parametri di rischio.

Per le istituzioni, il problema più complesso non è determinare cosa si qualifichi come soluzione climatica, ma sapere a cosa corrisponda quel capitale una volta investito.

Il divario di misurazione

La portata dell’impegno istituzionale si è ampliata notevolmente. I principali asset owner istituzionali hanno fissato obiettivi espliciti in dollari da investire in tutte le asset class. Negli Stati Uniti, ad esempio, CalPERS ha destinato oltre 59 miliardi di dollari a soluzioni climatiche sul proprio obiettivo di 100 miliardi di dollari1 e il NYC Teachers’ Retirement System ha fissato un obiettivo di 50 miliardi di dollari entro il 20352. La maggior parte degli obiettivi si basava sul ragionevole presupposto che le opportunità disponibili fossero sufficientemente ampie da consentirne il raggiungimento e il superamento, cosa che sta diventando sempre più realtà.

Per le istituzioni, il problema più complesso non è determinare cosa si qualifichi come soluzione climatica, ma comprendere in cosa si traduca il capitale una volta investito. Anche un obiettivo credibile, espresso in dollari e pienamente raggiunto, può lasciare irrisolta la questione della sua composizione: quali soluzioni sostiene il capitale, quale ruolo svolge e in quali aree geografiche viene impiegato. Nuveen ha sviluppato il Climate Solutions Framework per colmare questo divario.

Il Climate Solutions Framework di Nuveen

Un quadro di riferimento concepito per l’intero capital stack

Il Climate Solutions Framework è nato dal lavoro che Nuveen ha sponsorizzato e sviluppato insieme al Global Impact Investing Network (GIIN).

Nel 2025 il GIIN ha pubblicato il proprio “Climate Solutions Investing Framework”, una guida pratica incentrata in gran parte sulle domande che gli asset owner dovrebbero porre ai propri gestori. Abbiamo preso le caratteristiche delle soluzioni climatiche incluse in quella guida e le abbiamo perfezionate in tre dimensioni che un allocatore può applicare direttamente al proprio portafoglio: il tipo di contributo dell’investitore, il tipo di soluzione e l’area geografica in cui viene impiegato il capitale. Il quadro di riferimento aiuta gli investitori ad andare oltre gli impegni superficiali e a identificare i fattori chiave che determinano l’impatto climatico dei loro investimenti.

Tre pilastri del quadro di riferimento di Nuveen per le soluzioni climatiche, presentati in una tabella suddivisa in tre colonne

Il tipo di contributo degli investitori

Tutte le forme di capitale destinate alle soluzioni climatiche generano valore, ma contribuiscono in modi diversi:

Il tipo di soluzione

Finora, la maggior parte dei capitali destinati alle soluzioni climatiche è confluita verso i sostituti: solare, eolico, veicoli elettrici ed efficienza energetica, ovvero le alternative a basse emissioni rispetto a quelle a più alta intensità di carbonio. Il framework attribuisce pari importanza ad altri tre ruoli.

La geografia dell’impiego

Il luogo in cui il capitale viene impiegato ne determina l’impatto climatico, e l’esposizione istituzionale è fortemente concentrata nei mercati sviluppati. Gli ostacoli all’esposizione nei mercati emergenti sono diversi da quelli riscontrati tra le varie tipologie di soluzioni. Riguardano meno la maturità tecnologica e più la percezione del rischio, il costo della copertura valutaria e una tendenza a mantenere lo status quo a favore dei mercati in cui i gestori dispongono già di team locali. Il divario riguarda quindi tanto la disponibilità degli investitori e le infrastrutture di investimento quanto la disponibilità e la redditività di soluzioni concrete.

Il portafoglio di Nuveen

Un’analisi delle allocazioni istituzionali

Nuveen ha applicato il proprio Climate Solutions Framework all’intera piattaforma. Si è trattato di un’operazione notevole, poiché l’analisi ha classificato centinaia di migliaia di partecipazioni, non solo strategie, e non si è basata sul nome o sull’obiettivo dichiarato di una strategia. Inoltre, l’azionario quotato, il credito privato, il settore immobiliare e il capitale naturale si basano ciascuno su dati, standard di rendicontazione e convenzioni di classificazione diversi, aumentando ulteriormente la complessità. L’analisi risultante ha identificato circa 54 miliardi di dollari di patrimonio gestito allineato agli obiettivi climatici e ha evidenziato diverse tendenze con implicazioni più ampie per gli investitori istituzionali.

Il portafoglio riflette le scelte di investimento dei clienti di Nuveen, compreso il general account di TIAA da 326 miliardi di dollari,3 nell’ambito di mandati distinti. Offre un utile quadro di come il capitale istituzionale sia distribuito complessivamente tra le soluzioni climatiche e, probabilmente, un indicatore più rappresentativo del mercato nel suo complesso rispetto al portafoglio di un singolo allocatore. I modelli che seguono vanno intesi non come una valutazione di tali scelte, ma come un modo per individuare dove si concentra l’esposizione e come spunto per qualsiasi investitore a chiedersi se la struttura della propria esposizione rifletta le proprie intenzioni.

Distribuzione delle tipologie di capitale

Per tipo di contributo (ruolo del capitale): il capitale di segnalazione e il capitale di espansione dominano la tipologia di contributo, mentre il capitale destinato all’innovazione è relativamente limitato. Ciò è coerente con i vincoli di rischio e di liquidità a cui è soggetta la maggior parte dei clienti di Nuveen. Le strategie immobiliari e di reddito fisso a impatto contribuiscono in modo significativo a queste categorie.

Soluzioni climatiche per ruolo

Per ruolo nella mitigazione e nella resilienza: i sostituti rappresentano la stragrande maggioranza delle tipologie di investimento, mentre i facilitatori sono sottorappresentati. Le categorie rimozione e adattamento sono poco rappresentate per motivi diversi: la prima perché il mercato è agli inizi, la seconda perché sfugge a un’identificazione basata su etichette. Tuttavia, l’esposizione di Nuveen in questi ambiti potrebbe essere superiore alla media grazie alle nostre capacità di investimento nel capitale naturale.

Soluzioni climatiche per area geografica

Per impronta geografica: l’esposizione ai mercati emergenti è limitata, in linea con le barriere strutturali descritte in precedenza.

Le lacune evidenziate dall’analisi del portafoglio non sono tutte ugualmente difficili da colmare, se gli investitori decidono di farlo. Alcune categorie scarsamente rappresentate, come le soluzioni di rimozione basate sulla natura, sono più accessibili di quanto suggerisca la bassa esposizione. Sono raggiungibili attraverso strategie sul capitale naturale che rimangono meno utilizzate rispetto al loro potenziale di assorbire capitali in modo produttivo.

L’accessibilità è solo una parte del quadro. Un malinteso più diffuso è che l’esposizione climatica implichi uscire dai parametri di rischio e rendimento esistenti di un allocatore. In pratica, le soluzioni climatiche coprono ormai l’intero spettro di rischio-rendimento, dall’equity growth in fase iniziale fino ai prestiti garantiti senior. Qualunque siano i vincoli di un allocatore, esiste una gamma crescente di opzioni in grado di adattarsi a essi.

Il Commercial Property Assessed Clean Energy (C-PACE), ad esempio, si colloca all’estremità senior e garantita dello spettro. Finanzia interventi di riqualificazione energetica e installazioni di energia rinnovabile negli edifici commerciali attraverso finanziamenti garantiti da un’imposta fiscale senior che ha la precedenza sul mutuo ipotecario ed è vincolata esclusivamente agli interventi ammissibili. Il risultato è un prestito legato al clima con la sicurezza e i flussi di cassa prevedibili del debito investment grade, che si inserisce naturalmente accanto alle posizioni a reddito fisso presenti in molti bilanci istituzionali.

Il credito per le infrastrutture energetiche è un altro esempio dell’ampliamento della gamma di soluzioni climatiche a disposizione degli allocatori orientati al reddito. Applica le logiche del credito privato al sistema energetico, finanziando lo stoccaggio, l’efficienza energetica, le infrastrutture di rete e il solare distribuito attraverso prestiti ben garantiti con scadenze più brevi e flussi di cassa contrattualizzati. Per gli allocatori, e in particolare per gli assicuratori, l’attrattiva risiede nel fatto che queste soluzioni climatiche si presentano in una forma che si comporta come il credito privato che già detengono: senior, garantito, strutturalmente protetto e storicamente con un tasso di insolvenza inferiore rispetto al credito societario comparabile. In altre parole, si tratta di capitale di espansione per lo sviluppo del sistema elettrico, strutturato per adattarsi a un mandato di reddito fisso esistente.

Come gli asset owner possono utilizzare il framework

Il Climate Solutions Framework funge da strumento che le istituzioni possono utilizzare per valutare la propria esposizione, allocare le risorse in modo mirato e riferire sui risultati.

Valutare l’esposizione al di là delle etichette

Il primo utilizzo è di natura diagnostica. Significa guardare oltre le etichette per comprendere quali soluzioni climatiche un portafoglio già contenga, in quale ruolo e in quali regioni. Un fondo energetico senza etichetta potrebbe essere ricco di soluzioni climatiche, mentre un prodotto etichettato come “climatico” potrebbe contribuire meno di quanto suggerisca il suo nome. Effettuare queste distinzioni su larga scala è impegnativo. Sebbene i set di dati sulla sostenibilità aiutino a valutare l’esposizione su centinaia di migliaia di partecipazioni quotate, fungono solo da punto di partenza, non da verdetto definitivo. Trasformare i dati grezzi sull’esposizione in una valutazione reale richiede un quadro di riferimento applicato asset class per asset class, ciascuna con criteri adeguati alle modalità effettive di impiego del capitale.

Allocare con intenzionalità

Osservare la composizione dell’esposizione climatica di un portafoglio trasforma il framework in uno strumento decisionale. Analizzare l’esposizione attraverso questo quadro rende le scelte di investimento e la selezione dei gestori più consapevoli. Ad esempio, un portafoglio privo di esposizione ai processi di rimozione o ai mercati emergenti può riflettere una decisione ponderata oppure un’opportunità trascurata. Il framework stimola questo tipo di domande.

Comunicare i risultati agli stakeholder

Le istituzioni devono rendere conto a numerosi stakeholder. Il framework aiuta a trasformare un insieme eterogeneo di investimenti in una strategia che possono spiegare chiaramente, fornendo un modo coerente per mostrare come il capitale viene impiegato tra soluzioni, ruoli e regioni.

Nuveen ha presentato il proprio portafoglio di soluzioni climatiche nel nostro più recente Climate and Nature Report per evidenziare l’importante ruolo di questi investimenti per conto dei nostri clienti, riconoscendo al contempo le aree di crescita e di impiego future.

La strada da percorrere

Gli investimenti nelle soluzioni climatiche rimangono un settore in continua evoluzione. Le tassonomie sono ancora in fase di maturazione e i fornitori di dati stanno recuperando terreno. Nuveen sta lavorando per plasmare la definizione di questi standard, attraverso il proprio ruolo nello sviluppo del framework GIIN e della metodologia elaborata per applicarlo a tutte le asset class. Non siamo soli. Il Transition Acceleration Framework di Rhodium Group, ad esempio, mira a identificare gli investimenti nella transizione energetica più efficaci ed efficienti, mentre i nostri partner del GIIN continuano a testare e perfezionare il proprio framework insieme agli asset owner.

La frontiera oltre la classificazione è la misurazione. Decidere se un investimento possa essere considerato una soluzione climatica è solo il primo passo. La domanda più complessa e utile è: quale impatto climatico produce un singolo dollaro? I lavori sulle emissioni evitate stanno avanzando verso una risposta, sostenuti da iniziative quali le recenti linee guida del PCAF sulle emissioni evitate finanziate e le metodologie di Project Frame per i mercati privati, insieme a concetti correlati quali il carbon yield, ovvero la mitigazione ottenuta per ogni dollaro investito. Tutto ciò indica la direzione verso cui si sta orientando la disciplina e il tipo di analisi che alla fine consentirà agli allocatori di confrontare le opportunità in termini di impatto con la stessa facilità con cui le confrontano in termini di rendimento.

Il Climate Solutions Framework offre a qualsiasi investitore un modo per valutare la propria esposizione alle soluzioni climatiche attraverso queste tre dimensioni — il tipo di capitale che fornisce, il ruolo che esso svolge nella mitigazione e nella resilienza e dove tale capitale viene impiegato — e per chiedersi se la sua composizione sia intenzionale. Avere una visione chiara delle soluzioni climatiche è il primo passo. Agire sulla base di tale visione sull’intera gamma dei mercati pubblici e privati è ciò che dà forma a risultati duraturi, ed è il lavoro per cui Nuveen è stata creata.

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Milano

Fonti

1www.calpers.ca.gov, 7 novembre 2025

2www.comptroller.nyc.gov, 10 settembre 2026

3Patrimonio gestito al 30 giugno 2026